Hate speech e cyberbullismo: imparare a usare Internet e i social network

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Nell’epoca di internet e dei social network, sempre più spesso si fa confusione tra libertà di espressione e insulti o minacce che possono rendere invivibili gli ambienti digitali, fino a degenerare in fenomeni di bullismo online e offline.

Tra i soggetti più a rischio, i cosiddetti “nativi digitali”, ovvero i nati a partire dagli anni ’90 che sono cresciuti a stretto contatto con le nuove tecnologie, usandole senza conoscerne le regole o capire le implicazioni in merito alla privacy. Secondo l’ultima ricerca di EU Kids Online, realizzata dal Centro di ricerca sui media e la comunicazione dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, in collaborazione con il MIUR e con l’ATS Parole O_Stili, il 97% dei ragazzi tra i 15 e i 17 anni usa quotidianamente uno smartphone per navigare online; in percentuale più bassa – siamo al 51% – anche i bambini di 9 o 10 anni hanno già un cellulare, il regalo più gettonato per la prima Comunione. Nulla di strano, quindi, che i più giovani abbiano notevole dimestichezza con Internet e i social network, ignorandone però le condizioni di utilizzo o alcuni semplici accortezze per difendere la propria privacy.

Impedire l’utilizzo degli smartphone o limitare l’accesso a Internet non è la soluzione. Ciò che davvero può fare la differenza è educare i più giovani al corretto utilizzo della rete e spiegare loro come comunicare (bene) online. 

Comunicare online: il Manifesto della comunicazione non ostile

Prendere in giro un compagno di classe per il suo aspetto fisico, per il suo modo di vestire o semplicemente perché la pensa in modo differente su certe cose; diffondere foto o video imbarazzanti di altre persone; creare profili fake sui social network per prendersi gioco di qualcuno: sono solo alcuni esempi di un cattivo utilizzo della rete e dei canali social da parte dei più giovani. Ciò che a molti può sembrare una battuta divertente o uno scherzo innocuo, procura un estremo disagio a chi subisce questo tipo di “attenzioni”, specialmente se prolungate nel tempo. 

Le parole che si usano online hanno un impatto sulla vita reale e molto spesso possono ferire più di un pugno allo stomaco. Proprio da questo presupposto, nel 2016 è nata l’associazione no-profit Parole O_Stili, con lo scopo di promuovere una forma di comunicazione differente e combattere la diffusione dell’hate speech e del cyberbullismo. L’associazione ha promulgato un vero e proprio Manifesto per aiutare giovani e meno giovani a comunicare meglio online, scegliendo con cura le parole da usare. 

Essere consapevoli delle conseguenze dell’uso del linguaggio online è il primo passo per contrastare il cyberbullismo e prevenire il verificarsi di situazioni spiacevoli. Altrettanto importante, però, è essere in grado di riconoscere queste situazioni, evitando di minimizzare l’accaduto e relegarlo a “uno scherzo tra ragazzi”. 

Cyberbullismo e odio online: come riconoscerli e cosa fare?

Se sei un genitore o un insegnante, ci sono alcuni comportamenti a cui dovresti prestare attenzione: ad esempio, se un ragazzo o una ragazza non riesce a stringere amicizia con nessuno nella sua classe, non frequenta compagni di scuola, non si emoziona all’idea di una gita; oppure, se ha continui sbalzi d’umore, soprattutto prima o dopo la scuola, improvvisi cali di appetito, chiude un profilo social per aprirne uno nuovo, vuole cambiare numero di telefono. In questi casi, potrebbe essere vittima di prepotenze e offese. Cosa fare in questi frangenti? Ecco alcuni suggerimenti: 

  • Ascoltare: sembra banale, ma molto spesso i ragazzi vittime di bullismo o che stanno vivendo situazioni spiacevoli online non riescono a parlarne con nessuno per paura di essere ignorati o giudicati deboli. Il primo consiglio è quindi quello di far capire loro che possono confidarsi e parlare con estrema libertà. 
  • Evitare di ingigantire o minimizzare la situazione: un commento spiacevole può capitare a tutti, soprattutto tra ragazzi, ma bisogna essere in grado di capire se si tratta di un insulto “veniale” o di un problema più grande a cui bisogna prestare attenzione. In entrambi i casi, vanno evitate reazioni estreme come rabbia o indifferenza: si rischia di dare un cattivo esempio o di sottovalutare episodi di violenza verbale che potrebbero degenerare.
  • Capire il contesto: si tratta di un gruppo di ragazzi coalizzati contro uno solo? Le offese vengono da una sola persona? Ci sono più vittime?
  • Chiedere aiuto: nei casi più gravi, potrebbe essere necessario rivolgersi a un professionista che possa aiutare la vittima a gestire il malessere e riconquistare la fiducia in sé.

Come difendersi dagli attacchi online: istruzioni per l’uso dei social network e delle app di messaggistica

L’iscrizione e l’uso di tutti i social network deve rispettare regole ben precise, solitamente riportate nei “Termini di Utilizzo del Servizio”, la lunga spiegazione legale che ognuno di noi deve accettare prima di usare una qualsiasi applicazione scaricata da Internet. 

Sicuramente, avrai il cellulare pieno di app. Facciamo una prova: quante volte hai letto le condizioni di utilizzo? E quante volte, invece, hai cliccato su “accetto” senza nemmeno leggerle? Eppure, è proprio grazie a questo noioso documento legale che è possibile trovare un aiuto e le risposte per gestire situazioni spiacevoli, insulti o minacce. 

In particolare, Facebook ha sviluppato un’intera piattaforma dedicata alla prevenzione del bullismo, in cui dà suggerimenti a ragazzi, genitori e insegnanti su come gestire il cyberbullismo e altri conflitti che possono generarsi online. Il Centro Assistenza di Instagram fornisce consigli su come reagire in caso di comportamenti offensivi e suggerisce alcune azioni da poter intraprendere in autonomia. Puoi segnalare una conversazione inappropriata anche su Messenger o contenuti problematici, singoli contatti o gruppi WhatsApp, nella sezione dedicata alle funzioni avanzate di sicurezza.

All’interno delle norme della community di YouTube sono elencati tutti i contenuti che non è possibile condividere sulla piattaforma, con esempi pratici di molestie e cyberbullismo. La violazione di queste norme comporta la chiusura dell’account fino ad arrivare alla segnalazione alle autorità competenti. Lo stesso vale per TikTok, che sul suo blog ricorda  come segnalare molestie, bullismo o incitamento all’odio

Come vedi, ogni piattaforma ha le sue regole per proteggere gli utenti da comportamenti scorretti ed è bene conoscerle. Al prossimo appuntamento approfondiremo la questione sicurezza sui social network. Nel frattempo, ricorda che se ti trovi in una situazione spiacevole e non sai come gestirla, la prima cosa che devi assolutamente fare è parlare con qualcuno: uno dei tuoi genitori, un parente, un insegnante di cui ti fidi, un amico. Condividere quello che ti sta accadendo è il primo passo per risolvere il tuo problema.

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Irene Schillaci
Social media strategist, copywriter e digital PR, Irene Schillaci si occupa di marketing culturale, promozione del territorio, strategie di comunicazione digitale e gestione della reputazione per il settore turistico e musicale. Ha gestito i canali social di diversi eventi (BE-Wizard!, Visual Storytelling Days, Da Zero a SEO, Beach&Love, SEO&Love, Beautiful Day Ekis), tenuto corsi sull’uso efficace dei social media e conferenze in ambito turistico (TTG Travel Experience, BTM Puglia). Attualmente collabora con diverse agenzie di marketing come consulente, gestisce community online e crea contenuti per siti web, blog e canali social di associazioni, liberi professionisti, piccole e medie imprese in vari settori (formazione, servizi B2B, turismo).