Strategia SEO: aspetti indiretti che influiscono sul posizionamento organico

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Fare strategia SEO non è solamente pensare al proprio orticello, ci sono diversi aspetti che possono influenzare il posizionamento organico e non tutti sono responsabilità dell’esperto SEO che segue l’azienda.

Di sicuro, chi si occupa come me di strategia SEO può informare e sensibilizzare il team che si occupa di web marketing su ciò che può servire per rendere più efficace l’attività di posizionamento organico nei motori di ricerca. 

Ma quali sono gli aspetti indiretti che possono realmente influenzare una strategia SEO? Di seguito ciò che ritengo debba sempre essere preso in considerazione quando si affronta un progetto web: 

1 – brand awareness
2 – social signal
3 – influencer marketing

Brand Awareness

Facciamo un esperimento, cerchiamo su Google qualcosa che ci interessa: quanto siamo attirati a scegliere il risultato che mostra un brand a noi conosciuto? Quanto ci interessa sia in alto nella pagina di ricerca piuttosto che in basso?

Fammelo dire con certezza: siamo particolarmente spinti a cliccare un risultato di chi conosciamo bene. Si chiama autorevolezza, genera in noi un senso di sicurezza, ci fidiamo di quel brand che ci è familiare e non siamo interessati alla posizione nella SERP.

Se ci pensi, è quello che fai ogni volta che ti trovi davanti a uno scaffale del supermercato e devi scegliere un prodotto tra tutti quelli esposti: l’occhio cade su ciò che conosciamo. Questo è il motivo per cui, i nuovi brand, si trovano in testata di corsia, con tanto di spiegazione della new entry e, spesso, sono accompagnati da promoter che ti fermano ad assaggiare, provare, conoscere il nuovo prodotto e il suo brand. 

Lo studio di Internet Marketing Ninjas su 20.000 query, per un totale di 60 milioni di impression in un periodo di 90 giorni, la dice chiara quando si tratta di valutare il CTR su query di brand e query non branded:

Se è così vistosa la differenza quando siamo in fase di ricerca, come possiamo pensare che non influisca anche la parte puramente organica, dettata da ricerche generiche di prodotto o servizio?

C’è solo un piccolo problema, generalmente, l’autorevolezza del marchio (Brand Awareness), in una strategia SEO, è uno degli aspetti indiretti più complesso sul quale lavorare. 

Questo processo, infatti, richiede al cliente una strategia digital importante per poter rendere riconoscibile il marchio ancor prima del prodotto o servizio che vende. E come ben sappiamo i canali sui quali promuovere il proprio brand non sono pochi e spesso nemmeno a buon mercato.

E visto che i grandi brand non sono tantissimi, significa che molto probabilmente ci troveremo più nella situazione di dover convincere il cliente a investire sulla propria awareness che non.

Strategia SEO e social signal

Partiamo subito con il dire che Google sembra non prendere in considerazione i cosiddetti “social signal” ma fanno bene in una strategia SEO per tutti i motivi che ti elenco sotto:

  1. si cresce il proprio pubblico;
  2. si diffondono i propri contenuti;
  3. un post con link condiviso è un ottimo modo per far atterrare nel nostro sito;
  4. si cresce la propria Brand Awareness;
  5. si stimola la ricerca del brand sulla SERP.

Tutto ciò contribuisce positivamente sul posizionamento organico nei motori di ricerca: l’utente arriva dai social, legge i nostri contenuti e se sono soddisfacenti tornerà direttamente al nostro sito o, se ci troverà in SERP, sceglierà noi anche se non siamo tra le prime posizioni, perché riconoscerà il nostro brand.

Se i link che condividiamo, poi, sono interessanti ci sarà più probabilità che vengano riportati da altri sui propri siti generando un’acquisizione di link indiretti molto utile.

Attenzione: non ho parlato di promozione di prodotti e servizi, ma di condivisione e coinvolgimento. E la cosa non è a caso, perché sui social arriviamo a comprare sicuramente ma non è questo che mi interessa per la mia strategia SEO. Io sono molto più interessata alla crescita della Brand Awareness che questi strumenti possono stimolare. 

Influencer marketing e SEO

Un aspetto indiretto chiama l’altro, dove c’è social marketing c’è influencer marketing, mai come oggi questo aspetto non va trascurato. Provate a pensare quando una Camihawke inserisce un link nella stories di Instagram o racconta, con un video, un prodotto o servizio che cosa accade? Ha circa un milione di follower e a vedere dall’engagment di sicuro sono belli attivi (io per prima tra l’altro, sono una sua fan scatenata). 

Non solo, molti di loro, vedi per esempio 50sfumature di mamma, creano veri e propri progetti editoriali sul proprio blog, portando traffico al nostro sito, facendo conoscere il brand ad un pubblico perfettamente targettizzato. Un valore aggiunto da non perdere in nessun modo. 

Ogni volta che ho avuto modo di avere affianco personaggi di questo tipo, è stato molto più semplice lavorare sulla SERP. 

La scelta, però, non deve mai ricadere soltanto sulle classiche vanity metrics, ma sul reale vantaggio che un influencer può portare su un determinato argomento. 

Ci sono situazioni in cui, per esempio, non servono nemmeno i grandi numeri, perché ci ritroviamo in nicchie di settore così specializzate che basta un esperto che parli del nostro prodotto/servizio per portare un grandissimo boost alla nostra strategia SEO.

Un ultimo appunto, ciò che ho scritto può sembrare esuli dal mio compito, e quello della mia agenzia, di SEO specialist. Invece, credo sia ora di cambiare tutti approccio. 

“È un po’ difficile forse, ma se continuiamo a lavorare tutti con i paraocchi sulla propria disciplina, non potremo mai a migliorare i reciproci compartimenti web e il fatturato dei nostri clienti”. 

Chi si occupa di SEO non è estraneo alle logiche del web marketing, ne è parte integrante e contribuisce alla buona riuscita del progetto. 

Qualsiasi strategia non coordinata genera danni a tutti i canali di conversione, fa spendere più soldi e male al nostro cliente e rischia di non dare grandi soddisfazioni.