SPID, la rivoluzione dell’identità digitale

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Lo SPID, ovvero il Sistema Unico di Identità Digitale, esiste ormai da oltre 3 anni. Rimasto nell’ombra per diverso tempo, ora si sta progressivamente affermando. Sempre più spesso, infatti, le pratiche che coinvolgono la Pubblica Amministrazione richiedono questo metodo di identificazione, perché semplice e sicuro. Vediamo come funziona e come fare per richiederlo.

Il Sistema Pubblico di Identità Digitale (SPID), cos’è e come funziona

Creare un’identità che digitalizzi e faciliti l’accesso a tutti i servizi della Pubblica Amministrazione. È con questo intento che, nel 2014, il Governo ha introdotto in Italia lo SPID, cioè il Sistema Pubblico di Identità Digitale. Due anni dopo, nel marzo 2016, sono stati attivati i primi servizi. Una vera e propria rivoluzione tecnologica, che sta prendendo lentamente ma inesorabilmente piede.

In sostanza, lo SPID consente a ogni cittadino italiano che abbia compiuto 18 anni di ottenere un’identità digitale univoca, cioè composta da un solo username e da una sola password, utilizzabile per tutti i servizi pubblici. Il vantaggio è duplice. Da una parte si smette di impazzire dietro a liste infinite di password, una per ogni portale che si utilizza. Dall’altra ci si affida a un sistema di identificazione sicuro, che garantisce pieno rispetto della privacy.

Nello specifico, lo SPID offre tre diversi livelli di sicurezza:

  • primo livello: l’accesso ai servizi avviene con nome utente e password;
  • secondo livello: si aggiunge una password temporanea;
  • terzo livello: si aggiunge un supporto fisico (es: smart card).

Cosa posso fare con SPID?

Avere SPID, quindi, significa possedere un passpartout per dialogare e gestire pratiche con la PA. In ambito sanitario, ad esempio, consente di consultare il proprio fascicolo elettronico e gestire le prenotazioni attraverso il CUP. Sui siti di INPS ed Agenzia delle Entrate, permette di compiere diverse operazioni, come il controllo del proprio cassetto pensionistico o l’invio della dichiarazione dei redditi.

Ci sono poi tutta una serie di attività, realizzabili solo con SPID, legate a particolari categorie, come l’uso della Carta del Docente o del Bonus Cultura per i diciottenni. Per chi è titolare di un’impresa, infine, il vantaggio è ancora maggiore, perché può utilizzare anche i servizi alle imprese.

Impronta digitaleRichiedere SPID, ecco come fare

Per ottenere le credenziali SPID bisogna rivolgersi ad uno dei provider abilitati: Aruba, Infocert, Intesa, Namirial, Poste, Register, Sielte, Tim o Lepida. Tutti offrono la possibilità di attivare l’identità digitale gratuitamente. Aruba, Infocert, Poste, Tim e Lepida prevedono anche una modalità di rilascio dello SPID a pagamento.

La procedura è semplice e si compone di tre fasi:

  • scelta del provider;
  • creazione delle credenziali;

I documenti necessari

Prima di avviare la procedura di richiesta dello SPID bisogna assicurarsi di avere:

  • documento d’identità valido (carta d’identità, patente, passaporto o permesso di soggiorno);
  • tessera sanitaria;
  • indirizzo e-mail;
  • numero di telefono.

Come scegliere il provider

La scelta del provider non ha nessuna influenza sul valore finale delle credenziali. Lo SPID è sempre uguale e garantisce sempre le stesse funzionalità. Quello a cui bisogna fare attenzione è soprattutto la comodità relativamente alle modalità di identificazione offerte e alla vicinanza degli uffici. Inoltre, è necessario selezionare bene anche il livello di sicurezza di cui si ha bisogno.

Qui è possibile consultare una tabella di comparazione tra i diversi provider.

L’identificazione

L’identificazione è la fase cruciale per il rilascio delle credenziali SPID. Può avvenire in presenza o a distanza.

Nel primo caso bisogna recarsi presso uno degli uffici del provider con documenti e moduli sottoscritti. Alcuni gestori prevedono anche la possibilità di effettuare la procedura a domicilio, su appuntamento. Nel secondo caso, invece, bisogna essere provvisti o di web cam, per procedere ad un’identificazione a vista, o di documenti di identità digitale.

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Francesco Rossi
Romano di periferia, ma con un pezzo di cuore umbro (Norcia). Professionalmente nasco giornalista, con un’inspiegabile laurea in giurisprudenza. Prima carta stampata, poi radio, poi attività di ufficio stampa nel settore bancario e assicurativo. Poi il web, finalmente. E con lui il copywriting, il brand journalism e la SEO. Oggi sono un consulente per aziende, PMI e liberi professionisti. Mi occupo di ideare e implementare strategie di digital content management, con un focus specifico sul brand journalism e il SEO copywriting. Collaboro con diverse agenzie di digital marketing e lavoro per importanti realtà nazionali e internazionali di cui curo il posizionamento sui motori di ricerca.