Rapporto Civita 2019, per i giovani la cultura è online

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Per i giovani nati dopo il 1985, è il web il principale strumento di fruizione culturale. La conoscenza, quindi, viaggia online, con le dovute differenze di età tra adolescenti e adulti. La conferma arriva dal rapporto di Civita, intitolato “Millennials e Cultura nell’era digitale. Consumi e progettualità culturale tra presente e futuro”.

L’Associazione Civita ha pubblicato il suo nuovo studio dedicato al rapporto tra i giovani (under 33) e la cultura. Un corposo fascicolo con numeri e riflessioni che tratteggia chiaramente i contorni di una rivoluzione che va avanti ormai da oltre 10 anni. La conoscenza, in tutte le sue forme, da quelle più popolari a quelle più elitarie, viaggia sul web. È online che i cosiddetti “millennials” trovano spazi e luoghi per apprendere nuove cose: dai film alla musica, dalla lettura al teatro.

Generazione Y e Z, la fotografia dei giovani digitali

Per comprendere davvero come si muovono i giovani nel loro rapporto con la cultura, bisogna prima scattare una fotografia di questa generazione liquida e mutevole. Anzi, di queste generazioni, al plurale, perché lo studio di Civita ne identifica almeno due: Y e Z.

La generazione Y è quella dei cosiddetti “millennials”, ovvero ragazze e ragazzi nati dopo il 1985 e con un’età compresa tra i 18 e i 32anni. Più piccoli, invece, quelli della generazione Z, che non hanno ancora raggiunto la maggiore età. Presi nel complesso, sono giovani single (93%), solo in pochissimi casi hanno figli (4%), nel 60% dei casi studiano (il 41% ha già un titolo, laurea o post-laurea). Infine, il 40% dei millennials lavora a tempo pieno.

Nello studio, a ciascun intervistato è stato chiesto di definire se stesso e i propri coetanei con alcune parole chiave. Il risultato è che la generazione Y si considera ambiziosa ma minata dalla precarietà. La generazione Z, invece, si vede curiosa e felice. In tutti, inoltre, emerge una chiara connotazione social e una vocazione internazionale.

La cultura sul web

Tutti i nati dopo il 1985, quindi, hanno un rapporto speciale e privilegiato con il mondo digitale, una rivoluzione di cui sono protagonisti indiscussi. E questo non può che interessare anche la cultura e la sua fruizione, a cui entrambe le generazioni coinvolte nello studio dichiarano di dare una grande importanza. Per il 60% di loro, però, la cultura viaggia su siti internet e social network, mentre il 33% si affida al passaparola. Un ruolo chiave predominante, in chiave culturale, è riconosciuto ancora a scuola e università (70%), seguite da media e internet (50%), famiglia (48%) e istituzioni (44%).

Il dominio di internet finisce per far soffrire le offerte culturali considerate “alte”, come il teatro, che ricoprono un ruolo minoritario, mentre premia tutto ciò che ha a che fare con la musica (soprattutto i concerti), capace di creare condivisione attraverso gruppi e communities. Interessante e in parte inaspettato, invece, scoprire come la televisione ricopra un ruolo marginale, così come il cinema.

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Francesco Rossi
Romano di periferia, ma con un pezzo di cuore umbro (Norcia). Professionalmente nasco giornalista, con un’inspiegabile laurea in giurisprudenza. Prima carta stampata, poi radio, poi attività di ufficio stampa nel settore bancario e assicurativo. Poi il web, finalmente. E con lui il copywriting, il brand journalism e la SEO. Oggi sono un consulente per aziende, PMI e liberi professionisti. Mi occupo di ideare e implementare strategie di digital content management, con un focus specifico sul brand journalism e il SEO copywriting. Collaboro con diverse agenzie di digital marketing e lavoro per importanti realtà nazionali e internazionali di cui curo il posizionamento sui motori di ricerca.