Punto Cardine dell’EDUCAZIONE DIGITALE: la collaborazione tra Scuola e Famiglia

709

Affinché un bambino abbia la possibilità, nonché il diritto, di crescere in modo sano all’interno di un mondo in cui la tecnologia è sempre più rilevante per la formazione della sua identità e del suo processo di apprendimento, la collaborazione tra la SCUOLA e la FAMIGLIA deve essere estremamente salda, per permettere di lavorare in sinergia per una MEDIA-EDUCATION di qualità. Abbandonando ormai posizioni estreme tra coloro (genitori e insegnanti) che demonizzano i dispositivi digitali e coloro che ne fanno vanto di risoluzioni di problematiche generali e avanzamento intellettivo, la ricerca scientifica, così come il buon senso generale, mettono chiaramente in evidenza quanto escludere la tecnologia nella crescita delle nuove generazioni, sia non solo impossibile ma anche deleterio e pericoloso.

Non possiamo infatti lasciare che le nuove generazioni si confrontino da sole con il progresso tecnologico privandole in tal modo, di quel bagaglio formativo in cui la mediazione con l’adulto che conosce lo strumento tecnologico nel suo utilizzo consapevole, permette loro di avvalersi di quell’ imprinting tecnologico di pensiero critico e riflessivo alla base di ogni processo educativo salutare. Non si può di certo essere così miopi nel guardare al futuro senza considerare gli stravolgimenti dell’uso della tecnologia sulle diverse sfere del vivere quotidiano ed in primis sui processi di apprendimento e sulle relazioni sociali.

Dobbiamo invece considerare che l’era tecnologica, ci pone come adulti responsabili e consapevoli di fronte ad una nuova sfida rappresentata dalla MEDIAZIONE che abbiamo il dovere e il compito di attuare nei confronti delle nuove generazioni nell’interfaccia Bambino-Device, base critica e guida per le esplorazioni digitali future.

In questa sfida i principali protagonisti della crescita e della formazione del bambino, i genitori, la famiglia allargata, gli insegnanti, così come le istituzioni e le agenzie educative dovrebbero iniziare a condividere alcuni aspetti dell’Educazione Digitale per poter dialogare insieme in modo costruttivo nell’obiettivo comune di sviluppare un senso responsabile e consapevole delle strumentazioni tecnologiche, potenziandone i benefici e imparando a riconoscerne i rischi.

Come sottolineato dalle linee guida internazionali e nazionali l’Educazione Digitale inizia subito, sin dalla prima infanzia, dal corretto e responsabile esempio che danno i genitori nell’ambiente domestico, nella considerazione generale che i bambini sin dalla più tenera età sono abili ed attenti imitatori, e prosegue nella Scuola che ha il compito, nonché il dovere, di ristrutturarsi anche a Scuola Digitale che segue e forma i futuri cittadini digitali.

Tuttavia, molto spesso questa traiettoria di crescita tesa al benessere digitale, non segue un percorso responsabile e responsabilizzante, in relazione soprattutto al diffondersi della tecnologia in epoche evolutive sempre più precoci (In Italia l’80% dei bambini tra i 3 e i 5 anni è in grado di utilizzare il cellulare dei propri genitori), e questo errore educativo porta spesso la Scuola a dover affrontare un imprinting digitale non funzionale che necessita di essere resettato affinché ci si possa agevolare della tecnologia per apprendere in modo costruttivo.

Ormai è evidente che Usi e comportamenti di apprendimento sono stati ampiamente modificati dalle esplorazioni digitali ormai per tutti, ma nel caso dei bambini molto piccoli, la facilità di familiarizzazione con gli schermi tramite il touch e l’interattività per il quale sono strutturati, genera un imprinting sbagliato che con il passar del tempo risulta difficile da correggere. Si tocca, si gioca, si apprende per poi declinare, più in là in adolescenza, queste attività nello sviluppo dell’identità nei diversi spazi di socializzazione. Ad una maggiore disintermediazione corrispondono maggiori rischi di utilizzo delle tecnologie in quanto i bambini, che già in epoca prescolare, vengono lasciati soli e per troppo tempo di fronte allo schermo, senza avere la possibilità di essere autonomamente consapevoli, e ancor prima di essere pervenuti allo sviluppo quel pensiero critico e riflessivo alla base dello sviluppo identitario (con il quale i social network si impattano notevolmente) e alla costruzione del processo di apprendimento, struttureranno una traiettoria educativa in cui regna sovrano il “left alone”. Boomerang strutturale in adolescenza quando lo scambio comunicativo con i genitori, ancoraggio per le avanzate e le ritirate, subisce un rapido arresto.

Da qui il ruolo significativo della MEDIAZIONE che in primo luogo è in prima istanza PREVENZIONE, e nel quale il ruolo significativo della Famiglia e della Scuola devono rappresentare i caposaldi formativi dell’esperienza digitale dei bambini sin dalla scuola materna, per proseguire nella primaria e nella secondaria di primo grado.
La Scuola può influire fortemente sulla qualità dell’esperienza digitale dei bambini ma occorre considerare che per perseguire questo obiettivo, gli insegnanti debbono essere in grado di osservare e valutare l’esperienza digitale dei minori, di poter parlare con le famiglie con competenze specialistiche nel momento in cui si rileva una fruizione inconsapevole della tecnologia, fornendo nuove prassi e diverse modalità per l’introduzione, a fini educazionali, dei digital device.

La moderna psicologia evolutiva tiene in debita considerazione quanto delineato, fornendo aspetti teorici, clinici e di ricerca, rimodulati nell’ambito della crescita nel digitale, costituendo un valido supporto e una guida per consolidare il patto educativo tra Scuola e Famiglia, al fine di poter collaborare in modo puntuale ed influire preventivamente o in modo correttivo sulla qualità dell’uso dei dispositivi digitali da parte dei minori, insegnando loro il valore della sperimentazione e dell’esplorazione di qualità, che è parte essenziale ed integrante dell’ apprendimento.

Se il Perché di utilizzo della tecnologia è comune e comprensibile per tutti, il Come e il Quando dovrebbero essere il primo passo per prendere per mano bambini e famiglia, e proseguire e/o rindirizzare verso una crescita digitale, sana ed adeguata nel quale il supporto della Scuola risulta essere fondamentale, in termini di qualità e produttività tesa al potenziamento dell’empowerment digitale sui processi di apprendimento, nonché di pensiero critico e responsabile sulla navigazione digitale.

Articolo precedenteAnalizzare la fertilità maschile con un’app: è “The Family Way”
Articolo successivoPiano Nazionale Scuola Digitale: i protagonisti sono gli studenti
Barbara Volpi
Psicologa, psicoterapeuta, PhD in Psicologia Dinamica e Clinica, collabora con il Dipartimento di Psicologia dinamica e clinica della Sapienza – Università di Roma, è docente al Master di II livello sul Family Home Visiting, presso il Dipartimento di Psicologia Dinamica e Clinica- Sapienza- Università di Roma e presso l’Accademia di Psicoterapia Psicoanalitica [SAPP] di Roma. È membro dell’Italian Scientific Community on Addiction della Presidenza del Consiglio dei Ministri-Dipartimento Politiche Antidroga e Socio Fondatore della SIRCIP [Società Italiana di Clinica, Ricerca ed Intervento sulla Perinatalità). È autrice di numerose pubblicazioni e articoli di ricerca, e interventi sul tema dell’Educazione Digitale. Tra le sue ultime pubblicazioni segnaliamo: «Gli adolescenti e la rete» (Carocci, 2014) e per il Mulino «Family Home Visiting» (con R. Tambelli, 2015) e “Genitori digitali. Crescere i propri figli nell’era di internet” (2017).