Creare contenuti per arrivare primi su Google

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La creazione di contenuti per siti e blog è alla base di qualsiasi strategia di posizionamento sui motori di ricerca. Scrivere buoni contenuti nel proprio blog è quindi uno dei passi da seguire se si vogliono scalare le serp e raggiungere buoni posizioni per determinate parole chiave.

Creare contenuti, comunque, non è sufficiente per arrivare primi sui motori, anche se molti sono ancora convinti che basti scrivere articoli e pagine web per riuscire a ottenere buone posizioni.

La prima domanda da porsi è: quali contenuti ho creato? Ma soprattutto: come li ho creati? Ecco che, facendo alcune considerazioni sul posizionamento e su quanto consiglia lo stesso Google, si può comprendere facilmente come la creazione di contenuti debba seguire alcune regole, se si vogliono poi raggiungere dei risultati.

Perché è impossibile arrivare primi sui motori di ricerca

Sono tante le agenzie SEO che promettono questo traguardo, cercando di far abboccare il pollo di turno. Purtroppo le aziende sono forti nel proprio campo e non conoscono a fondo le dinamiche del web e come funzionano i motori di ricerca.

Dire “primo sui motori” non significa assolutamente nulla.

La prima domanda che mi sorge spontanea è: primo per quali parole chiave? Ma potrei anche chiedere: per quale combinazione di termini? Primo su quale volume di ricerca e di risultati? Le variabili sono tante.

Il posizionamento sui motori di ricerca parte da una strategia, ma procede per tentativi. Mentre noi cerchiamo di posizionare una nostra pagina, i concorrenti stanno facendo altrettanto, ma noi siamo all’oscuro delle loro manovre. Possiamo solo osservarne i risultati.

Oltre alla concorrenza bisogna anche considerare quelli che chiamo “elementi di disturbo”: pagine web casuali che interferiscono nei risultati. La rete è libera: ognuno può scrivere di qualsiasi argomento e produrre pagine che vengono indicizzate e posizionate da Google.

Non è ovviamente impossibile arrivare al primo posto per una specifica parola o frase chiave, ciò che è impossibile è stabilirlo a priori.

Non sei tu a posizionare una pagina, ma è Google a farlo

“Ranking in the search engines is not a civil right.”

Sonia Simone

Questo è un dettaglio che forse tutti trascurano. Leggo di gente che si è affannata a creare contenuti seguendo tutte le regole della scrittura per il web e della SEO, ma non ha ottenuto buone posizioni sulle serp di Google. La frase più comune che si sente dire è: “non sono riuscito a posizionare bene quella pagina”.

No, non è esatto. È Google che ha deciso che quella pagina deve stare in quella posizione e non in un’altra. Tu non giochi in casa, ricordatelo. Là fuori ci sono le regole di Google sulla creazione di contenuti e un esercito di algoritmi lanciato alla carica contro tutti. Come se non bastasse, ci sono le tantissime pagine concorrenti e un numero imprecisato di elementi di disturbo.

Quello che molti non capiscono è che le serp sono vive, non sono una zona morta. Cambiano di continuo. Quei 10 risultati per pagina sono influenzati da un gran numero di fattori, quindi sono tutti soggetti a movimenti e sparizioni.

E poi ci sei tu: ti sei chiesto se hai lavorato bene?

Aiuta Google a trovare i tuoi contenuti

È questo il titolo di uno dei passi della guida di Google “Search Engine Optimization (SEO) Starter Guide”. Fare in modo che Google possa trovare i tuoi contenuti:

  • Invio di una sitemap
  • Uso di link interni descrittivi 
  • Creazione di url comprensibili 
  • Scrittura di title unici e contestuali all’argomento della pagina 
  • Uso del metatag description
  • Uso di sottotitoli per enfatizzare porzioni di testo più importanti 
  • Redazione di testi di sicura utilità per gli utenti

Buone pratiche nella creazione di contenuti

Sebbene il posizionamento dei contenuti su Google sia pertinenza di SEO professionisti, ci sono tuttavia alcune pratiche alla portata di tutti, di chiunque abbia un sito e un blog.

Soffermandoci sulla pura creazione di contenuti, possiamo approfondire alcuni dei punti elencati da Google per rendere più comprensibili i nostri contenuti al motore di ricerca.

  • Link interni descrittivi: purtroppo va ancora di moda il tanto contestato “clicca qui” per rimandare il lettore a una pagina interna del sito. Un link interno è un’ancora, che deve appunto ancorare, collegare fermamente, un testo (parola o frase) a una pagina. Un testo descrittivo per i link interni comunica immediatamente ai lettori la loro destinazione, suggerendo loro l’argomento della pagina da visitare.
  • Url comprensibili: Google – e anche il buonsenso – ci suggerisce di usare parole chiave negli url, e soprattutto pertinenti al contenuto di riferimento. Ne risulta un url SEO e user friendly. Il lettore riuscirà a memorizzarlo facilmente. Una pratica scorretta – che Google stesso sconsiglia – è sovraottimizzare gli url: per esempio web-agency-roma-realizzazione-siti-roma-creazione-siti-web-roma/. 
  • Title unici e contestuali: non usare uno stesso titolo per più pagine. Ogni pagina rappresenta un contenuto unico, dunque vuole un unico titolo. Il title è uno degli elementi più importanti in una pagina, poiché appare sui risultati delle ricerche e comunica a Google e agli utenti l’argomento di quella pagina. Anche in questo caso è sconsigliato “farcire” il title di parole chiave nella speranza di ottenere un buon posizionamento e scrivere title che non si leggano naturalmente (per esempio la consueta pratica di scrivere “Web agency Roma” e non un più naturale “Web agency a Roma”).
  • Metatag description: è un riepilogo del contenuto di una pagina web. La description compare negli snippet delle serp – anche se Google, in base alle ricerche degli utenti, può decidere di usare al suo posto un brano preso dal contenuto – e al pari del title dev’essere unica e informativa. E non imbottita di parole chiave.
  • Sottotitoli: introducono i vari argomenti della pagina, sono ben visibili all’utente perché usano caratteri più grandi. In più sono utili perché costituiscono la struttura gerarchica del contenuto. Vale anche in questo caso il discorso sulle parole chiave: un sottotitolo contiene frasi chiave e sinonimi, ma va scritto sempre in modo naturale e discorsivo, senza alcuna forzatura.
  • Contenuti di qualità: possiamo disquisire all’infinito su questa definizione. Ma anche in questo caso ci viene in aiuto Google: un contenuto di qualità ha richiesto tempo, competenze, impegno e talento per essere creato. Un contenuto di qualità è scritto in modo comprensibile, è soprattutto completo nelle informazioni che comunica agli utenti.

È possibile creare contenuti per arrivare primi su Google?

Di sicuro è possibile creare contenuti di valore seguendo le semplici regole qui esposte, ma con la consapevolezza che l’ultima parola, come sempre, spetta a Google.