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Competenze in Intelligenza Artificiale a scuola: riflessioni dall’evento Certipass con l’esperta prof.ssa Sandra Troìa


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Durante Didacta Firenze 2026, Certipass ha promosso un evento di grande rilevanza per il mondo educativo: “Competenze in Intelligenza Artificiale per docenti e studenti: educazione, mediazione e cittadinanza nell’ecosistema digitale”, tenuto dalla prof.ssa Sandra Troìa. Un incontro che ha offerto spunti concreti, ma soprattutto una riflessione critica sul ruolo dell’intelligenza artificiale nella scuola contemporanea.

Sandra Troìa, esperta in competenze digitali, cittadinanza digitale e intelligenza artificiale per l’educazione, porta con sé un bagaglio di esperienze significativo: è autrice di risorse didattiche, progettista di esperienze di apprendimento e percorsi di valutazione, oltre che formatrice. La sua collaborazione con reti europee e nazionali per la progettazione di curricoli digitali e percorsi di formazione docenti l’ha portata a essere consulente per All Digital e membro di gruppi di lavoro su DigComp, DigCompEdu e AI literacy in ambito europeo. 

L’AI è già nelle nostre classi (anche se non ce ne accorgiamo)

Uno dei messaggi più forti emersi durante l’intervento è che l’intelligenza artificiale non è affatto un fenomeno futuro da prepararsi ad affrontare, ma una realtà già profondamente integrata nei dispositivi e negli strumenti che utilizziamo quotidianamente. Docenti e studenti interagiscono con sistemi basati su AI spesso senza esserne pienamente consapevoli, ed è proprio questa inconsapevolezza a rappresentare uno dei rischi più significativi.

Come ha sottolineato la prof.ssa Troìa, si rischia di attribuire all’intelligenza artificiale un’autorità assoluta, considerandola una fonte sempre affidabile e infallibile. Si tratta di quello che lei ha definito un “grande inganno“: l’intelligenza artificiale non comprende davvero ciò che produce, ma opera su base statistica, generando risposte probabili che non sono necessariamente corrette. È fondamentale che questa consapevolezza diventi patrimonio comune di tutta la comunità educante.

Il nodo cruciale: competenze e pensiero critico

Il cuore dell’intervento ruota attorno a una domanda fondamentale che dovrebbe guidare ogni riflessione pedagogica contemporanea: quali competenze servono oggi per vivere, lavorare e partecipare attivamente nella società digitale? Non si tratta solo di competenze scolastiche nel senso tradizionale del termine, ma di vere e proprie competenze di cittadinanza che vanno ben oltre la mera capacità tecnica di utilizzare uno strumento.

La prof.ssa Troìa ha evidenziato come sia prioritario sviluppare il pensiero critico negli studenti, insegnando loro a verificare le fonti, a comprendere i limiti intrinseci dell’intelligenza artificiale – come le cosiddette “allucinazioni”, ovvero quando l’AI genera informazioni inventate ma presentate con apparente sicurezza – e soprattutto a mantenere la propria autonomia cognitiva, evitando una dipendenza passiva dagli strumenti tecnologici.

Un passaggio particolarmente significativo dell’intervento ha riguardato la verifica delle informazioni: oggi i risultati generati dall’AI o posizionati in cima ai motori di ricerca non sono necessariamente i più affidabili o accurati. È quindi fondamentale insegnare agli studenti a non fermarsi alla prima risposta che trovano, ma a sviluppare quella sana diffidenza metodologica che è alla base di ogni approccio scientifico e critico alla conoscenza.

Scuola e responsabilità: servono regole chiare

Un altro tema centrale affrontato durante l’evento è quello della governance dell’intelligenza artificiale nella scuola. Le istituzioni scolastiche sono chiamate ad assumersi responsabilità precise: 

  • devono definire regolamenti interni sull’uso dell’AI, 
  • selezionare strumenti conformi alla normativa europea, 
  • garantire la protezione dei dati di studenti e docenti, 
  • e soprattutto informare in modo trasparente tutta la comunità educante sull’uso di questi strumenti.

Un aspetto particolarmente delicato, su cui la prof.ssa Troìa ha posto l’accento, riguarda la valutazione. L’uso dell’intelligenza artificiale in questo ambito deve essere fortemente limitato e monitorato, perché la responsabilità valutativa deve rimanere saldamente in capo al docente. Non si può delegare a un algoritmo un compito così cruciale per il percorso formativo degli studenti, che richiede non solo la misurazione di prestazioni ma anche la comprensione profonda del processo di apprendimento di ciascuno.

Il framework DigComp e l’evoluzione delle competenze digitali

L’intervento ha richiamato anche l’evoluzione del framework europeo delle competenze digitali (DigComp), con particolare attenzione agli aggiornamenti recenti legati all’intelligenza artificiale. Le novità principali includono l’integrazione esplicita delle competenze di AI literacy, la ridefinizione dei livelli di padronanza – che passano da otto a quattro per una maggiore chiarezza – e una maggiore attenzione alle competenze trasversali e alla cittadinanza digitale.

Questo aggiornamento riflette un cambiamento profondo nel modo in cui concepiamo le competenze digitali: non basta più saper usare le tecnologie in modo strumentale, bisogna comprenderle nei loro meccanismi di funzionamento e saperle governare in modo consapevole ed etico. È un salto qualitativo importante che ridefinisce il ruolo stesso dell’educazione digitale.

Il ruolo del docente: da trasmettitore a facilitatore

Uno degli spunti più operativi emersi dall’incontro riguarda il cambiamento profondo del ruolo docente. Il docente contemporaneo non è più soltanto un trasmettitore di contenuti, ma diventa un facilitatore dell’apprendimento, una guida nell’uso consapevole dell’intelligenza artificiale, un mediatore tra tecnologia e sviluppo delle competenze. È un ruolo più complesso, che richiede competenze nuove e una disponibilità costante all’aggiornamento.

Allo stesso tempo, come ha sottolineato la prof.ssa Troìa, è fondamentale mantenere un equilibrio: non tutte le attività didattiche devono essere delegate all’intelligenza artificiale. Alcune competenze fondamentali – come la scrittura, la sintesi, l’argomentazione – devono continuare a essere esercitate in modo autonomo dagli studenti, senza la mediazione costante di strumenti tecnologici. Il rischio, altrimenti, è quello di un’atrofia delle capacità cognitive di base.

Una questione di democrazia e cittadinanza

L’intelligenza artificiale non è solo una questione tecnologica o pedagogica, ma rappresenta un tema centrale per la democrazia e la cittadinanza

Durante l’evento sono emersi chiaramente i rischi che un uso acritico dell’AI può comportare: 

  • i bias presenti nei dati e quindi nelle risposte generate, 
  • l’influenza che questi sistemi possono esercitare sulle nostre scelte (anche professionali), 
  • la progressiva riduzione della capacità critica quando ci affidiamo passivamente a risposte preconfezionate.

Per questo motivo, la scuola deve assumere un ruolo attivo e centrale nella formazione di cittadini consapevoli, capaci di comprendere come funzionano davvero i sistemi di intelligenza artificiale, di riconoscerne i limiti e i rischi, e di utilizzarli in modo etico e responsabile. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di sviluppare quella consapevolezza critica che è indispensabile per non subirla passivamente.

Una sfida culturale prima che tecnologica

L’evento ha messo in luce un aspetto chiave che merita particolare attenzione: la vera sfida che la scuola si trova ad affrontare non è di natura tecnologica, ma profondamente culturale

Serve una formazione continua e di qualità per i docenti, che non possono essere lasciati soli di fronte a cambiamenti così rapidi e complessi. Serve il coinvolgimento dell’intera comunità educante, perché le scelte sull’intelligenza artificiale non possono essere delegate solo a pochi esperti. Serve un aggiornamento serio dei curricoli, che integri le nuove competenze senza perdere di vista gli obiettivi formativi fondamentali. E serve, infine, una sperimentazione consapevole, che proceda con metodo scientifico e attenzione critica.

Come è emerso chiaramente dalle parole della prof.ssa Troìa, la scuola non può limitarsi a inseguire il cambiamento tecnologico, sempre con un passo di ritardo: deve trovare la forza e le risorse per anticiparlo, mantenendo saldo il proprio ruolo di agenzia educativa che forma persone prima ancora che competenze.

Conclusioni

L’incontro promosso da Certipass a Didacta Firenze 2026 rappresenta un importante momento di riflessione su un tema ormai centrale per il sistema educativo. L’intelligenza artificiale offre opportunità straordinarie per l’apprendimento, per la personalizzazione dei percorsi didattici, per l’accesso democratizzato alla conoscenza. Ma queste opportunità possono trasformarsi in realtà solo se accompagnate da consapevolezza profonda, da un senso di responsabilità condiviso e da competenze solide sia nei docenti che negli studenti.

La scuola ha il compito – e la responsabilità storica – di guidare questa trasformazione, formando non solo studenti tecnicamente competenti, ma soprattutto cittadini digitali critici e consapevoli, capaci di navigare con intelligenza e autonomia in un mondo sempre più permeato da sistemi di intelligenza artificiale. È una sfida impegnativa, ma è anche l’occasione per riaffermare il valore insostituibile dell’educazione come strumento di emancipazione e crescita personale.