Certipass continua il suo impegno nella formazione e nella sensibilizzazione su temi cruciali per il mondo della scuola e dell’educazione
Durante Didacta Firenze 2026, Certipass, nel suo impegno continuo nella formazione nella sensibilizzazione su temi cruciali per il mondo della scuola, ha proposto un evento formativo di grande intensità e valore educativo: “Bullismo e Cyberbullismo: Decodificare i Ruoli e Agire”, condotto dalla dott.ssa Marilù Galiani, psicoterapeuta ed esperta riconosciuta nel campo.
Un incontro che non si è limitato a descrivere il fenomeno, ma ha offerto strumenti concreti e una prospettiva profonda per comprenderlo e affrontarlo.

La dott.ssa Galiani, laureata in Pedagogia e docente di Scienze Umane presso il Liceo delle Scienze Umane di Noci (BA), porta una prospettiva unica che unisce competenze psicologiche, pedagogiche e teatroterapeutiche. Il suo lavoro quotidiano con studenti, famiglie e scuole le permette di affrontare il fenomeno del bullismo non solo da un punto di vista teorico, ma attraverso l’esperienza diretta sul campo, promuovendo strategie educative efficaci e strumenti di intervento mirati.
- La chiave: lavorare sulla mente e sulle emozioni
- Oltre gli stereotipi: il dolore nascosto del bullo
- La multifattorialità del fenomeno
- I ruoli del bullismo: bullo, vittima e spettatore
- Il dialogo come strumento educativo
- Strumenti pratici e piattaforme di supporto
- Prevenzione e intervento: agire prima che sia troppo tardi
- Conclusione: dalla consapevolezza all’azione
La chiave: lavorare sulla mente e sulle emozioni
Uno dei messaggi più forti emersi durante l’incontro è racchiuso in una frase semplice ma potente: “La pace inizia nella testa degli uomini.” Per affrontare efficacemente il bullismo e il cyberbullismo, è necessario lavorare sulla mente e sulla psiche degli esseri umani, partendo dalla comprensione profonda delle dinamiche emotive e relazionali che stanno alla base di questi comportamenti.
Un passaggio particolarmente significativo ha riguardato la metafora del sale nell’acqua: le emozioni come la rabbia e la paura non devono identificarci completamente. Come il sale che si scioglie nell’acqua senza renderla “sale”, così dobbiamo imparare a riconoscere le nostre emozioni senza restare intrappolati in esse. Questo vale tanto per chi agisce comportamenti aggressivi quanto per chi li subisce.
Oltre gli stereotipi: il dolore nascosto del bullo
Uno dei contributi più importanti dell’intervento è stata l’analisi psicologica del “bullo”, che va ben oltre gli stereotipi. La dott.ssa Galiani ha condiviso esempi di storie personali che rivelano come dietro comportamenti aggressivi si celino spesso:
- Traumi infantili e mancanza di modelli positivi
- Ambivalenze emotive profonde
- Frustrazioni, dolore e paura nascosti
- Difficoltà nella gestione delle emozioni
Come ha sottolineato la relatrice: “Al di là degli stereotipi e delle generalizzazioni, spessissimo ho trovato frustrazioni, tanto dolore, tanta sofferenza”. Il bullo stesso è spesso vittima di un sistema che non gli ha fornito gli strumenti per gestire il proprio disagio. Questo non significa giustificare, ma comprendere per intervenire in modo efficace.

La multifattorialità del fenomeno
Il bullismo non nasce mai da un solo fattore. Non esiste una causa unica, né una spiegazione semplice. Al contrario, si tratta di un fenomeno che nasce dall’intreccio di più dimensioni: familiari, scolastiche, sociali e, sempre più spesso, digitali.
Le relazioni familiari, ad esempio, possono influenzare profondamente lo sviluppo emotivo dei ragazzi, così come il clima scolastico incide sulla qualità delle interazioni quotidiane. A questo si aggiunge il contesto sociale, con i suoi modelli culturali e comunicativi, e il ruolo della tecnologia, che amplifica e prolunga nel tempo le dinamiche di prevaricazione.
Comprendere questa complessità significa accettare che non esistono soluzioni rapide o interventi isolati: serve uno sguardo sistemico, capace di coinvolgere tutti gli attori educativi.
I ruoli del bullismo: bullo, vittima e spettatore
In questo scenario, la dott.ssa Marilù Galiani ha proposto una lettura del bullismo come sistema relazionale, in cui i ruoli non sono statici ma interconnessi.
Il cosiddetto “bullo” non è semplicemente colui che agisce comportamenti aggressivi: è spesso una persona che utilizza il potere come strumento per colmare un vuoto, una fragilità o un bisogno non riconosciuto. La sua azione è intenzionale e ripetuta, ma raramente nasce dal nulla.
Dall’altra parte, la vittima si trova spesso in una condizione di isolamento emotivo e relazionale. Può avere difficoltà a comunicare il proprio disagio, a chiedere aiuto o a trovare uno spazio in cui sentirsi riconosciuta.
Tra questi due poli si colloca lo spettatore, una figura troppo spesso sottovalutata. Eppure è proprio qui che si gioca una delle partite più importanti: chi osserva può scegliere di restare in silenzio oppure di intervenire, interrompendo la dinamica. Non è una posizione neutra, ma un ruolo attivo, che richiede educazione alla responsabilità e consapevolezza delle proprie azioni.
Il dialogo come strumento educativo
Per interrompere queste dinamiche, la relatrice ha indicato una strada tanto semplice quanto complessa: il dialogo autentico. Non si tratta semplicemente di comunicare, ma di “insegnare a vedere le parole”: significa saper ascoltare senza giudicare, entrare nel punto di vista dell’altro e riconoscere che ogni persona interpreta la realtà attraverso i propri filtri emotivi e percettivi.
La dott.ssa Galiani ha sottolineato come ogni persona abbia un canale percettivo preferenziale e come sia fondamentale, per educatori e genitori, conoscere e rispettare questi canali quando si entra nel mondo dei propri figli o studenti.
Strumenti pratici e piattaforme di supporto

Accanto alla riflessione teorica, l’intervento ha offerto anche uno sguardo concreto sulle possibilità di azione. Esistono oggi strumenti e percorsi che possono supportare scuole e famiglie nel riconoscere e affrontare il fenomeno in modo strutturato.
Tra questi, iniziative come Generazioni Connesse rappresentano un punto di riferimento importante, offrendo risorse, linee guida e percorsi educativi dedicati.
Allo stesso tempo, esperienze come la teatroterapia dimostrano quanto sia efficace lavorare sulle emozioni attraverso linguaggi espressivi. Dare voce ai vissuti, anche in forma simbolica, permette ai ragazzi di elaborare ciò che spesso non riescono a dire.
Prevenzione e intervento: agire prima che sia troppo tardi
Uno dei messaggi più forti emersi è che intervenire non basta: bisogna prevenire. E prevenire, in questo contesto, significa educare. Educare:
- al riconoscimento delle emozioni
- alla gestione sana dei conflitti
- alla capacità di problem solving
Ma significa anche costruire alleanze: tra scuola e famiglia, tra educatori e territorio, tra adulti che condividono la responsabilità di accompagnare i giovani nella crescita.
Conclusione: dalla consapevolezza all’azione
L’evento organizzato da Certipass a Didacta Firenze 2026 ha offerto una prospettiva profonda e articolata sul fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, andando oltre la semplice denuncia per fornire chiavi di lettura psicologiche e strumenti operativi concreti.
La dott.ssa Marilù Galiani ha trasmesso un messaggio chiaro: è possibile intervenire, ma serve un cambio di paradigma che ci porti a vedere oltre i ruoli superficiali, a riconoscere il dolore e la fragilità che si nascondono dietro ogni comportamento disfunzionale, e a costruire alleanze educative forti tra tutti gli attori coinvolti.
Come ha ricordato la relatrice citando il Programma nazionale: se la pace inizia nella testa degli uomini, è lì che dobbiamo cominciare a lavorare, con competenza, empatia e determinazione.






