Sopra un mare di plastica

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Mare di plastica

Arriva lo squalo robot mangia plastica

Si stima che ogni anno, almeno 8 milioni di tonnellate di plastica finiscano negli Oceani e pare che oggi ne siano presenti più di 150 milioni. Dati preoccupanti che non incidono solo sull’inquinamento ma anche sulla salute dell’uomo. Il problema non è solo quello visibile all’occhio, ma ricerche hanno dimostrato come le micro-particelle di plastica invisibili entrino nella catena alimentare umana attraverso i pesci. 

Per di più, l’inquinamento della plastica ha raggiunto ormai ogni latitudine: si trova nei ghiacciai, nelle fosse marine, sulle spiagge isolate. C’è chi parla addirittura di plastica come “tecno fossile”, capace di permeare nelle stratificazioni geologiche della terra, come nelle isole Hawaii, dove sono state individuate delle rocce con stratificazioni di plastica. 

Dal 1960 a oggi, la produzione mondiale di plastica è passata da 15 a 310 milioni di tonnellate. Il 79% del materiale prodotto dagli anni Cinquanta è finito nelle discariche e nell’ambiente. Gli scienziati ormai da anni stanno cercando di trovare un metodo per ridurre l’uso della plastica e stanno sviluppando degli strumenti che aiutino a ripulire i mari e le falde. La soluzione potrebbe essere rappresentata da WasteShark, letteralmente lo squalo dei rifiuti, un robot “mangia plastica” sviluppato dall’azienda olandese Ranmarine Technologies. Il serbatoio del robot consente di raccogliere fino a 350 chili di plastica al giorno, e come se non bastasse è dotato anche di diversi sensori al suo interno per raccogliere dati sulla quantità di plastica presente e sull’inquinamento generale delle acque in cui agisce. Le informazioni vengono poi analizzate da un team di esperti che valuta la balneabilità del mare oppure la potabilità dell’acqua.