Made in Italy è solo uno slogan?

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Che valore diamo all’espressione “Made in Italy” che spesso viene ripetuta come fosse uno slogan privo di significato preciso? Quel Made in Italy che dovrebbe trovare il suo valore nel modo di fare tipicamente italiano che richiama la professionalità artigiana, il buon gusto, la ricchezza delle tradizioni e della diversità che caratterizzano il nostro paese. Quel Made in Italy inteso come valore differenziante che molte aziende italiane esibiscono nel momento in cui devono competere e vendere all’interno dei mercati esteri per essere più appetibili e, in qualche modo, riconoscibili.

Cosa si dovrebbe ritrovare nel Made in Italy? Si dovrebbe ritrovare tutto il meglio di un territorio compresa la sua cultura e le persone che lo vivono. Pensando ad esempio alle eccellenze e ai tanti brand di successo del nostro Paese nel settore automobilistico, del design e della moda questo si ritrova. Ferrari racchiude in sé tutto questo come potrebbe essere un abito disegnato dallo stilista Valentino. Basta nominarli per rievocare più di un prodotto o un oggetto. Eccellenze che hanno saputo far conoscere il nostro modo di fare in Italia e all’estero diventandone, di fatto, simbolo e portavoce.

Made in Italy, quindi, è un concetto davvero particolare, molto più di un piccolo simbolo posto sulla confezione e molto più di una semplice espressione usata ormai in modi e contesti non troppo adeguati. 

Made in Italy da non confondersi con lo stile italiano e nemmeno con il design italiano. Il concetto di fatto in Italia è ben diverso da qualcosa che è fatto all’italiana: sembrano piccole differenze ma al loro interno nascondono una profondità che merita di essere analizzata e compresa per capire ad esempio quale sia lo stato attuale della situazione rispetto ai mercati, alle tendenze, agli equilibri nazionali e internazionali.  Tutto questo può diventare fondamentale se rientra a far parte della promessa di marca che si vuole costruire. 

Per essere realtà imprenditoriali che possano durare nel tempo con visioni di medio e lungo termine di questo si deve provare a tener conto per essere caratterizzati da valori identitari forti e riconoscibili che possano essere, tra le altre cose, tutelati. Diversamente si corre il rischio di trasformare tutto in strategie di puro uso commerciale che possono lasciare il tempo che trovano.  

Come provare a vincere questa sfida così interessante e stimolante? Non dimenticando innanzitutto il valore differenziante che la nostra cultura riesce a generare nel momento in cui si unisce agli ideali personali e agli obbiettivi professionali. 

Una cultura che nasce da lontano e che ha saputo incidere su un territorio unico e ricco di biodiversità con una conformazione geografica particolare dalle forti caratteristiche identitarie. 

Un territorio che ha saputo tramutare questi aspetti in punti di forza tanto che siamo riconosciuti per i più importanti distretti industriali altamente specializzati come quello manifatturiero, della moda, dell’enogastronomia solo per citarne alcuni. 

 Non è impossibile fare questo, basta pensare a quello che è riuscito a fare Adriano Olivetti che partendo da Ivrea ha fatto conoscere al mondo intero un approccio diverso al lavoro e al fare impresa che ha dato il via all’era dell’informatica moderna. Una cultura, questa, che resta e che dovrebbe essere più presente oggi nel modo per pensare, progettare e lavorare alla creazione dei brand. 

Modalità operative che, se tutelate e rispettate, diventano la forma di garanzia più importante da spendere anche nei confronti dei mercati internazionali ad esempio. L’obiettivo comune di imprenditori, politici e amministratori dovrebbe essere quello di avere sempre più consapevolezza dei tratti identitari legati all’italianità cercando di reinterpretare il concetto smontando gli stereotipi per cercare di capire cosa di nasconde.  Per creare una consapevolezza che possa essere spendibile per generare nuove opportunità e nuovi scenari. Apparentemente casuali e provvisori ma pronti a diventare permanenti.