Lo sviluppo psicologico del bambino nel suo versante cognitivo, affettivo, relazionale è inserito all’interno di un complesso e delicato interscambio tra matrice diadica, madre-bambino, padre-bambino, triadica madre-padre-bambino fino ad inserirsi in matrici relazionali più ampie in cui entra gradualmente nei diversi momenti della crescita evolutiva. 

Luoghi di formazione e apprendimento più ampi, rappresentati dal contesto sociale di appartenenza, dalla famiglia allargata, dalle agenzie educative, dalla scuola, dalla società in senso lato, che fa da contorno e impalcatura al germe della crescita avviata nel microcosmo familiare. 

Secondo la teoria ecologica dello sviluppo di Bronfenbbren [1979] l’individuo è concepito come un sistema vivente in continua interazione con l’ambiente che in questa prospettiva include sia la famiglia come unità allevante primaria, sia le istituzioni sociali e culturali che forniscono supporto alla funzione genitoriale dei caregiver. Ambiente di cura che è concentricamente inglobato all’interno dell’interazione relazionale tra microsistema, mesosisistema, macrosistema e esosistema [Fig.1].

Fig. 1 Il modello ecologico dello sviluppo del bambino di Bronfenbrenner

Questo modello teorico di riferimento ci fornisce un esempio emblematico di una processualità che se da una parte contestualizza i processi comunicativi tra le varie agency strutturali la personalità dell’individuo, d’altra agisce da scaffolding [impalcatura] fondante, nel momento in cui la società, agenzia educativa per eccellenza, ha uno stravolgimento a seguito dell’avanzare repentino del progresso, che sì porta avanti ma genera anche in sé il bisogno di ricostituire confini chiari e ben definiti che possano arginare le tante opinioni, i tanti discorsi, i tanti pensieri circa l’avanzamento e/o, paradossalmente,  il desiderio di tornare indietro in confini e terre già solcate e per questo ben conosciute e meno temibili.

Ciò è vero oggi, nel momento in cui, come in nessuna altra epoca l’avanzamento tecnologico ha stravolto in tempi repentini e con modalità impreviste e sempre diverse coordinate spaziali e temporali che sotto l’effetto dello tsunami virtuale ne sono uscite completamente stravolte e per tale motivo da ridefinire. Cambia lo SPAZIO e con esso il TEMPO, in settori distinti e con epifenomeni caratterizzanti ma tutti con lo stesso comun denominatore stravolgimento versus rinnovamento, che mette profondamente alla prova la nostra capacità di adattamento e con essa la resilienza ovvero, la capacità di reagire costruttivamente alla ridefinizione di aree canoniche dello sviluppo, nonché luoghi di apprendimento e formazione. 

La famiglia si ridefinisce, inglobando all’interno dell’educazione anche la prospettiva di educare ad un uso responsabile e consapevole della tecnologia e la scuola, si pone di fronte alla sfida di rivedere l’insegnamento in sinergia con la traiettoria educativa digitale avviata all’interno delle mura domestiche, di aggiornarlo affinché si possano consolidare conoscenze e strutturare giuste competenze per usufruire in modo costruttivo delle potenzialità dei nuovi strumenti digitali. 

In questa sfida, gli ADULTI sono tenuti a mantenere la loro capacità critica e la loro capacità di giudizio perché, NON si possono lasciare i bambini, soprattutto in fasi precoci dello sviluppo, SOLI a sperimentare uno SPAZIO non definito e troppo vasto, prima di avergli fornito la possibilità di toccare a tastoni con le proprie mani, il proprio AMBIENTE di crescita, di sbatterci la testa, di cadere e rialzarsi [lo sviluppo della RESILIENZA inizia da qui dal superamento dei primi ostacoli che fanno da contorno alle prime conquiste], e un TEMPO che viene annullato dall’onnipresente divertimento e dal gioco animato. TEMPO contraddistinto da personaggi che si animano nello schermo facendoci sperimentare la presenza costante di un tutto che se non è ancorato ad un tutto reale può fornirci un imprinting sbagliato, difficile da de-strutturare anche a scuola nella quale la focalizzazione dell’attenzione e non la distrazione è alla base dell’apprendimento.

I processi mentali, patrimonio consolidato della crescita e della formazione se ben strutturati, hanno inizio con uno scambio di sguardi, vocalizzi, gesti, sorrisi, coccole, abbracci, voce animata di mamma e papà che amplificano e fanno conoscere dettagliando cosa c’è dentro lo spazio familiare, cosa c’è fuori, cosa può essere immaginato, fantasticato, toccato, sperimentato, pensato in una gradualità acquisitiva di oggetti, parole, persone, sentimenti, che dalla mente assorbente del bambino per citare Maria Montessori, arrivano ad essere rappresentati mentalmente in mappe mentali che  guidano e guideranno il nostro apprendere e il nostro crescere nelle diverse fasi del ciclo. 

La stella polare della buona educazione digitale parte quindi da qui, e questo vale tanto per i Genitori che per i Docenti, che prima di poter sviluppare competenze e conoscenze debbono essere in grado di riconoscere la corretta traiettoria educativa della famiglia nel digitale, supportarla, monitorarla e gettare le basi per permettere al bambino di riconoscere le proprie emozioni, di riconoscere  il suo punto di vista, di saper ascoltare, di sapersi ascoltare, di saper trasmettere i propri bisogni, le proprie necessità. 

Stiamo parlando in questo caso di PREVENZIONE PRIMARIA sull’educazione digitale e da qui si dovrebbe partire per sviluppare sinergie collaborative di successo all’interno dell’ecosistema dello sviluppo del bambino che tiene conto delle sfide che siamo tenuti ad affrontare con fiducia e resilienza in questo delicato momento storico.