Instagram cambia ancora: alla scoperta della storia (quasi) infinita!

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Instagram è cambiato molto rispetto a quel lontano 2010. Ha moltiplicato, negli anni, le dimensioni narrative introducendo potenzialità di racconto mai viste su nessun social. Capiamo come cambia la piattaforma: dal feed passando per le Stories fino alla IGTV e, ancora, i Direct. Musica, maestro!

Mentre scrivo questo articolo, ripenso intensamente ad un libro. Un libro di canzoni che poco c’entra con quello di cui parleremo, ovvero l’evoluzione di Instagram nell’ultimo periodo. Il volume in questione è quello di “Romantic Italia” di Giulia Cavaliere. L’autrice esplora tutti gli stati dell’amore attraverso le canzoni della musica italiana. Un regalo bellissimo che mi fa analizzare gli ultimi cambiamenti di Instagram paragonandoli ad una playlist indie tutta da ascoltare. 

Cominciamo dal principio, però. 

La canzone di apertura di una playlist dedicata ad Instagram sarebbe “Come si cambia” di Fiorella Mannoia. Una storia decisa ma delicata, come quella del social media attualmente più utilizzato secondo le statistiche. 500 milioni attivi sulla piattaforma ogni giorno, tra stories e foto pubblicate. Mica male!

Instagram: tutto comincia con un’idea

Ma come comincia la storia di Instagram? Ripercorriamola insieme in poche mile stone, come piace dire agli americani:

  • l’applicazione viene lanciata nell’ottobre del 2010, precisamente il 6 (non è nata Sotto il segno dei Pesci ma Instagram comunque ha tutte le caratteristiche creative del segno, direi);
  • a lanciarla sono quei bravi ragazzi diKevin Systrom eMike Krieger. La prima foto che postano è quella del cane di uno dei due. Instagram nasce proprio per condividere questo tipo di contentuto: instantaneo, momentaneo. IG – per gli amici – è il social dell’hic et nunc, il qui ed adesso. Nessun filtro, solo attimi di pura condivisione attraverso uno scatto tra amici, colleghi, famiglia.
  • arrivano, con il tempo,i filtri e gli hashtag. Una prima rivoluzione – e qui si sentono le note di Redemption Song – è quella che permette l’introduzione di un formato davvero libero:si esce dalla logica dell’obbligo dell’1:1 (la foto quadrata, per capirci meglio) e si arriva alla possibilità di poter pubblicare foto orizzontali e verticali.
  • Instagram è il risultato della raccolta di 500 mila dollari che uniscono le persone ai momenti attraverso la fotocamera dello smartphone: instant camera e telegram. Nel 2011, sono oltre 150 milioni le immagini condivise sul sociale 10 i milioni di utenti in piattaforma. Instagram festeggia cambiando logo, permettendo il caricamento di scatti ad alta risoluzione e, ancora, nuove cornici da applicare.
  • Nel 2012 arriva (zio) Mark Zuckerberg che acquista la piattaforma con un’offerta che non si poteva rifiutare: un miliardo di dollari ed un fututo solido per Instagram. Non solo, finalmente – nello stesso anno – gli utenti iOS non saranno più soli: Google Play apre le porte all’app con 4 milioni di download solo nel corso di quell’anno. Ce n’era bisogno, allora!
  • L’anno dopo vengono raggiunti, uno dopo l’altro, diversi traguardi per la piattaforma: si possono caricare video fino a 15 secondi (audio incluso!) e raggiunge i 150 milioni di iscritti.
  • Gli anni successivi sono tutto un duro lavoro per mantenere gli utenti incollati alla piattaforma, con nuovi social che incalzano il successo di Instagram.
  • Nel 2016 arriva la concorrenza diretta di Snapchat. Quest’app pare molto attraente per i giovanissimi: si possono inviare foto che si autodistruggono dopo un determinato tempo. Una cosa che rivoluzionerebbe Instagram, se questa feature fosse integrata nelle sue logiche di piattaforma social. La questione, però, è che IG non ha le funzioni di Snapchat e gli utenti cominciano a preferire il giallo. Per reagire, viene allugata la durata dei video nel feed fino a 60 secondi ed arrivano loro: le stories. La seconda rivoluzione – e qui è proprio ora di ascoltare Don’t Stop me Now dei Queen – è l’introduzione di contenuti che si cancellano dopo 24 ore. Snapchat è (quasi) finito, ormai. Arriva il secondo canale dove condividere con i nostri followers e tutto cambia.
  • Gli ultimi due anni vedono Instagram crescere costantemente, sia come utenti attivi che iscritti. Sono circa un miliardo. Cifre da capogiro che richiedono un ulteriore passo in avanti: viene lanciata IGTV– la tv di Instagram che permette di caricare video fino a quindici secondi.

Instagram, attualmente, è diventato un coro a quattro voci. La navigazionedi questo social non è più solo verticale(“scorro il feed dall’alto verso il basso e, sorpresa, trovo i miei contenuti preferiti e qualche pubblicità che si confonde efficacemente con il resto”) ma anche orizzontale(grazie all’introduzione delle stories). Non solo, abbiamo anche altre due dimensioni da esplorare: quella della tv di Instagram, IGTV, e la parte privata del social, i messaggi privati chiamati “Direct”.

A moltiplicarsi non è solo la navigazione ma anche la narrazione: le storie non sono solo quelle che troviamo in alto in evidenza ma anche quelle che raccontiamo in una delle quattro dimensioni del social. Feed, Stories, IGTV e Direct.

Analizziamole (brevemente) una per una.

Il feed di Instagram: come funziona e come cambia?

Parliamo della dimensione natia di Instagram, quella a cui siamo più legati ed abituati: il feed. Un tipo di navigazione e narrazione verticale, dal basso verso l’alto. Qui troviamo immagini e video che raccontano micro-storie composte da due elementi, visuale e testuale.

Siamo partiti con narrazioni semplici: scatti rubato e miracolati con i primi filtri messi a disposizone dalla piattaforma. Siamo poi passati a contenuti più curati che cominciano a manifestare un’esigenza più evidente di narrazione condivisa fino all’introduzione dei formati più liberiche hanno scardinato un po’ le logiche del social. L’introduzione del formato landscape (1080 x 566) e portrait ((1080 x 1350) permette di liberare la creatività della narrazione e raccontare la storia senza la gabbia dell’1:1, classica immagine quadrata. Successivamente, l’introduzione dei videolibera ancora di più l’utente e lo spiege a superare i propri limiti mentali con la possibilità di caricare contenuti prima da 15 secondichearrivano fino, nelle ultime versioni del social, a 60.

Anche i contenuti evolvono con la piattaforma: da semplici scatti diventano veri e propri micro contenuti sempre più curati. Arrivano tecniche per scattare, quasi diventassimo tutti fotografi professionisti: dal flat laydove si scatta dall’alto e dove gli elementi sono (quasi maniacalmente) disposti in geometrie differenti su di un piano all’applicazioe dei principi della fotografia come la regola dei terzi ed il bilanciamento dei bianchi.


PH: Silvia Lanfranchi

Quasi nulla è più causuale su Instagram, tutto diventa progettato per alzare la qualità della produzione e per rincorrere loro, i followers. Sempre di più, semplicemente per aggiudicarsi il prodotto di turno (nella maggior parte dei casi) o per raccontare storie meravigliose di cuore ed anima, in poche rarissime occasioni.

Oggi, con l’introduzione di altre dimensioni narrative all’interno di Instagramil feed quasi si libera della gabbia della perfezione. I contenuti dei nostri feed, dei nostri profili, stanno diventano meno perfetti. Curare i dettagli è naturale, come prendersi cura di una piantina, ma l’ossessione per la perfezione mettiamola da parte. Vogliamo mettere un post perfetto con l’emozione de “La prima cosa bella”, eh? Riflettiamoci.

Instagram Stories: arriva la narrazione incrociata

Abbiamo parlato di narrazione verticale per il feed di Instagram. Con l’introduzione delle stories (sulla falsariga della feature del diretto concorrente Snapchat), il social aggiunge la seconda narrazione, quella orizzontale. Capiamoci qualcosa in più.

Facebook (che possiede Instagram) prova ad acquistare Snapchat dato il suo dirompente successo. Il fantasmino rifiuta e zio Mark decide che è una buona idea copiare la feature e dare vita alle stories di Instagram. Un’idea geniale e molto apprezzata dagli utenti a quanto pare visto che, oggi, sono 500 milioni gli utenti attivi che producono Stories e guardano il mondo attraverso lo schermo del proprio cellulare.

La narrazione su Instagram con le storie si sdoppia, o meglio, si incrocia. La libertà di cui le storie ci infondono ci prende la testa: ne produciamo tantissime ogni giorno e non necessariamente di qualità. Si passa dai selfie in verticale con l’aggiunta di qualche filtro (famosissimo è quello di Kylie Jenner) ai boomerang di gatti assonnati. Utilizziamo le stories per una narrazione instantanea, più leggera e meno impegnativa. Almeno lato utente. Per i creator, infatti, mantenere l’attenzione continuamente viva sui propri profili attraverso le stories diventa sempre più difficile.

Ci piace particolarmente la narrazione orizzontale, ci piace guardare gli altri cosa fanno in tempo reale e che dopo 24 ore tutto si cancelli (a meno che non si decida di mettere tutto nelle Storie In Evidenza, fissate lì sul profilo personale o aziedale che sia, a disposizione di chiunque voglia guardarle). Si aggiungono filtri, countdown, le so nineteens GIF, la musica e – ancora – domande e stickers. Insomma, una valanga di possibilità di narrazione instantanea.

Le stories di Instagram sono dei piccoli Grande Fratello con nessun conduttore alla guida della fruizione (alla Barbara D’Urso) se non il tempo. Ricordiamoci, infatti, che vengono mostrate per priorità temporale. Instagram, anche nell’utilizzo delle Stories da parte dell’utente, spinge sulla velocità con cui le guardiamo. Non dobbiamo perderci nulla, durano solo poche ore. Che una nuova ondata di FOMO(Fear of Missing Out) stia investendo chi utilizza instagram? Insomma, un bel “Ballo delle Incertezze” ci sta tutto. Danziamo?

IGTV: Instagram si fa televisione

Nel 2018 viene lanciata la IGTVsu Instagram: nasce la terza dimensione narrativa e navigazionale del social. Per farla semplice, IGTV permette di caricare fino a 15 minuti di video sul proprio account. Questo permette ai creatori di contenuti di avere a disposizione una piattaforma (quasi) concorrente a Youtube ma, allo stesso tempo, di non far uscire gli utenti dalla piattaforma dove – magari – si hanno un maggior numero di contatti. Instagram comincia a seguire le logiche di ecosistema di Facebook. In realtà, vedremo, lo ha sempre fatto. Tenere gli utenti in piattaforma significa un tasso di utenti attivi più alta e una maggiore probabilità di interazione con il circuito pubblicitario. Chiaro e semplice, senza troppi fronzoli.

Che cos’è l’IGTV? Instagram risponde così: “È tempo che i video evolvano. IGTV serve per guardare video lunghi dei vostri creatori preferiti.” Ed ancora, IGTV è la nuova piattaforma di Instagram per video verticali a schermo intero di lunga durata dei propri creatori preferiti di Instagram. Video fruibili sia dall’apposita app, disponibile su Play Store e App Store, sia dall’app di Instagram.”

IGTV per gli utenti di Instagram è una tv personalizzata, una narrazione dove scelgono quale canale guardare, con contenuti affini al proprio universo valoriale e con i propri personaggi (influencer o brand ma non solo) preferiti. Semplice come bere un bicchier d’acqua.

IGTV segue tutte le regole di una modernascatola delle meraviglie,come una volta era chiamata la TV: mobile first, semplice ed intuitiva (“For you“, “Following“, “Popular“, “Continue Watching“), con contenuti di qualità.

A differenza della leggerezza e dell’instantaneità della narrazione propria delle Stories di Instagram, quella della IGTV è una produzione ed una fruizione tutt’altro che volatile. C’è bisogno di impegnarsi per ottenere visualizzazioni, dire qualcosa di nuovo, creare con obiettivo dritto alla qualità. IGTV predilige contenuti che restano. Scimmiottando il motto di Ikea: “siamo fatti per restare” a quanto pare. Tutto si basa sui dettagli, su “I tuoi particolari”direbbe Ultimo.

Direct: da pubblico a privato passando per la privacy

E che dire dell’ultima dimensione narrativa e navigazionale di Instagram, i Direct? Sembrerebbe una normalissima chat ed invece è un potentissimo strumento. Scommettiamo?

All’alba dei tempi, Instagram è nato senza una chat poi qualcosa è cambiato. Anche qui è nata la necessità di relazionarci in privato. Sì, perché Instagram è una dimensione ed una narrazione totalmente pubblica. Direct privatizza il pubblico. Ecco perché è così speciale.

Siamo abituati a chattare, a scambiarci messaggi privati praticamente da sempre. Su Instagram, inizialmente, il focus era però orientato al contenuto fotografico. Solo successivamente, infatti, viene introdotta la possibilità di parlare tra account. Che bello, la mamma ci può contattare anche su IG!

Oggi i direct di Instagram permettono di scambiarsi messaggi di testo, video e – in ultimissima battuta –anche vocali. Tralasciando la volontà di ardere su una piccola graticola chi ha pensato di introdurre i messaggi vocali su Instagram, Direct è una normalissima chat che, però, ci tiene in contatto con followers e ci permette di parlare direttamente anche con i brand. Dov’è allora la differenza con Facebook Messenger? Non c’è! O meglio, c’è ma non si vede.

Instagram è considerato – anche se sempre meno – ancora autentico in termini di relazioni rispetto a Facebook. Nato prima per iOS e poi, solo dopo anni, uscito anche per utenti Android, Instagram era qualcosa di elitario, considerato per (e nemmeno troppo) pochi. Se avevi un iPhone, potevi avere Instagram e dialogare con followers, brand ed amici. Altrimenti, nisba. Aprire la piattaforma a tutti i sistemi operativi e, quindi, aumentare la portata del fenomeno ha spinto molti a rifugiarsi in conversazioni privati, attraverso i Direct appunto, con l’llusione di stringersi di più, canterebbe Ligabue.

Le conversazioni tramite Direct sono rimasti – secondo molti utenti – l’ultimo baluardo della privacy sui social. AncheFacebook Messenger è, infatti, bombardato dal circuito pubblicitariodell’ecosistema Zuckerberg (vogliamo parlare della campagna di Fedez e del lancio del suo ultimo album nel 2018 con la campagna mirata sulla messaggistica instantanea di Facebook?). Direct ancorano. Siamo ancora salvi per il momento.

Instagram ha provato ad applicare lo stesso metodo di scorporamento delle applicazioni del fratello maggiore Facebook. Ne sono un esempio molto riuscito Layout e Boomerang. Con Direct fallisce. Pochissimi download e scarso utilizzo dell’app che, tra qualche tempo, verrà eliminata per sempre.

I motivi per cui un’app a parte per lo scambio di messaggi non ha funzionato sono semplici: Direct come app non aggiunge e non toglie niente a quella nativa di Instagram, occupa solo spazio su smartphone sempre più zeppi di cianfrusaglie digitali ed in ultimo gli utenti provano a difendere dall’invasione pubblicitaria quell’ultimo tassello di privacy che ancora resta.

Peccato che InstagramShopping is coming.

Instagram è come uno di quei bambini che non vogliono andare a letto. Vuole star lì alzato a decidere cosa vedere in base ai suoi capricci(la parola algoritmo ti dice nulla?), vuole che la sua famiglia lo ami senza far troppo e che lo amino per quello che è (si stanno testando contenuti senza like in Canada) e, ancora, non vuole che le persone lo lascino solo (si integrerà, a strettissimo giro a quanto pare, la funzione shopping direttamente dagli influencer restando in piattaforma).

Insomma, Instagram è come una bellissima canzone dei Garbage, “The World is not Enough”. Non è mai abbastanza. E chi siamo noi per dire che basta così?