Il laboratorio di informatica dovrebbe essere abolito. È una gran perdita di tempo e spesso serve a poco. Un ambiente peraltro conteso, per raggiungere il quale è necessario mettere in fila gli studenti e avviarsi in processione. Metà del tempo in laboratorio se ne va nell’accensione e avvio dei computer, nella risoluzione dei problemi vari che vengono segnalati: “a me non va su internet!”, “il mouse qui non funziona!”, “non si accende lo schermo!”. Un’ora di laboratorio corrisponde grosso modo a 20-30 minuti di lavoro vero. Ripeto, spesso inutile.

Inoltre, i laboratori, anche i più avanzati e moderni, fanno presto a invecchiare, surclassati dai dispositivi che gli stessi studenti hanno in tasca o nello zaino.

Dunque, perché non usare quelli, piuttosto?

È la principale ratio del BYOD (Bring Your Own Device, porta il tuo dispositivo personale), grazie ai quali è la classe a diventare laboratorio quando serve. Per attività più complesse ed elaborate, non realizzabili con tablet e dispositivi mobili, si possono avere in aula due-tre computer, utilizzabili magari in gruppo o a turno. La maggior parte delle attività che oggi si svolgono in laboratorio, peraltro, possono essere tranquillamente effettuate anche a casa dagli studenti, in modalità “flipped” oppure, appunto, in classe, con dispositivi mobili.

Il laboratorio, infine, se proprio si vuole fare, non deve tradursi in: il docente o il tecnico che salta da una postazione all’altra per risolvere intoppi o sorvegliare quanto si sta facendo.

È piuttosto un momento in cui gli studenti devono essere lasciati soli a lavorare in modo autonomo e responsabile, finalizzati al raggiungimento di un ben preciso obiettivo o prodotto.

Se qualcosa non dovesse funzionare, devono essere loro a trovare la soluzione.

Non portate gli studenti in laboratorio, piuttosto fate laboratorio (quello vero) in classe con gli studenti.