Dottore, posso pagare in Bitcoin?

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Bitcoin

Le innovazioni della blockchain per una sanità sempre più efficiente

Quand’ero piccolo mia nonna mi insegnò la differenza tra portafogli e portafoglio.
“Il portafogli dovrebbe contenere più fogli, più banconote! Se è portafoglio, vuol dire che ne hai solo una!”

Purtroppo per mia nonna, ora non solo esistono i portafogli digitali, detti wallet, ma anche vere e proprie monete digitali, la più famosa delle quali è il bitcoin. E sistemi informatici di convalida, verifica e certificazione delle transazioni che vanno a sostituire banche e notai.

Come potrebbe infatti una moneta avere un valore, senza una banca centrale? Grazie alla rivoluzionaria tecnologia blockchain. Un sistema di ultima generazione in cui archiviare dati, che possono essere verificati da chiunque nel rispetto della sicurezza e della privacy. Un sistema in cui non si possono manipolare o alterare le informazioni perché tutto è sempre sotto controllo, costantemente sotto gli occhi di tutti.

Blockchain viene spesso paragonato a un libro, un registro a disposizione di tutti con informazioni precise su ogni scambio di dati. Per proteggere la sicurezza e la privacy, tutte le voci di questo registro sono cifrate, crittografate, e solo chi è autorizzato a leggere ha il codice per decifrarle.

Le informazioni vengono distribuite su una rete di computer sparsi per tutto il mondo. Non c’è centralizzazione, non c’è un padrone o un proprietario: tutti possono partecipare, ma nessuno comanda. Questo è molto importante perché rende la rete sicura dagli attacchi informatici e dagli abusi di potere. Chi partecipa alla rete riceve queste voci crittografate, dette blocks, e le archivia in ordine cronologico.

Blockchain permette dunque di seguire tutti gli spostamenti di una valuta digitale con precisione matematica e certezza assoluta. Ma questo è solo l’inizio: blockchain infatti permette di gestire in tempo reale dati di grande complessità, come quelli che controlleranno un domani le automobili che si guidano da sole.

In ambito sanitario la blockchain può avere moltissimi usi: dalla sperimentazione clinica alla gestione dei dati raccolti dai dispositivi medici, dal monitoraggio della somministrazione dei farmaci alla gestione dei protocolli. La tecnologia blockchain permette di condividere in tempo reale i dati degli esami clinici con tutti i soggetti coinvolti o autorizzati, dati che invece attualmente sono conservati da un solo soggetto e trasmessi agli altri a intervalli regolari. Avremo insomma dati più trasparenti e più affidabili, dati che non si possono alterare o manomettere.

Teniamo presente che oggi non c’è ancora un sistema informatico nazionale per la gestione delle cartelle cliniche. Ogni regione ha un suo sistema, che spesso non è interoperabile, non è compatibile con gli altri. La conseguenza pratica di ciò è che il paziente, se va in una struttura sanitaria in cui non è mai stato, è obbligato a fornire i dati di anamnesi e la sua storia clinica. Sarebbe molto più pratico ricevere quei dati da un’altra struttura che già conosce il paziente, no? Creare un database universale delle cartelle cliniche basato sulla blockchain porterebbe insomma a notevoli risparmi di tempo e denaro e renderebbe il sistema sanitario molto più efficiente.

Ma si potrà anche pagare le visite mediche con bitcoin? Introdurre i bitcoin come sistema di pagamento per le visite mediche comporterà prima l’introduzione di una nuova piattaforma con un portafogli bitcoin o l’aggiornamento di quelle esistenti con un wallet. Sicuramente per gli studi medici privati potrebbe essere più semplice introdurre un wallet per accettare i pagamenti con questa modalità, in quanto basta creare e impostare un portafogli sicuro per le transazioni, come per un normale account individuale. Nella sanità pubblica il discorso si complica, perché le modalità di pagamento del ticket sono decise dalle singole Regioni.

Al di fuori del mondo della sanità, i primi passi per rendere l’Italia un territorio bitcoin-friendly sono stati compiuti alla fine del 2017: presto potremo trovare nei negozi i POS che accetteranno il pagamento tramite bitcoin. A lanciarlo sono Argentea, società controllata da Gpi e certificata presso il Consorzio Bancomat, e Inbitcoin, startup di Trento specializzata in soluzioni che sfruttano i bitcoin.

Non rimane che aspettare e, nel frattempo, comprare bitcoin! 

PS. Povera nonna, e pensare che mi aveva insegnato il gioco della briscola per contare rapidamente le banconote! E ora chi glielo dice che non ci saranno più?