Covid19 e comunicazione digitale: quali sono gli strumenti d’aiuto alle persone?

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La pandemia da Covid19 ha scosso l’opzione pubblica e attivato i governi a attuare provvedimenti urgenti e immediati. Anche se molte persone hanno ritenuto che la risposta di alcuni Paesi sia stata troppo scarsa, troppo tarda, ciò che non è passato inosservato è il modo attraverso il quale i media hanno trattato la notizia attorno al Coronavirus.

Nonostante i Governi e le persone abbiano preso provvedimenti precoci per proteggere se stessi, le loro famiglie e le loro comunità, abbiamo assistito a scene di panico per l’acquisto di beni di origine alimentari e dispositivi di sicurezza. 

Nel primo trimestre 2020 in molti paesi europei, primo tra tutti l’Italia, il ceppo del Coronavirus (COVID19) ha avuto un impatto impensabile, sono state messe in atto misure di isolamento e di allontanamento sociale. Ai lavoratori di alcuni paesi infetti è stato chiesto di lavorare da casa in smart working, le città sono state messe al sicuro e le scuole sono state chiuse e si attivata la didattica a distanza tra immense difficoltà come l’incapacità della banda italiana di tenere così tante connessioni attive contemporaneamente tra smart worker e studenti e la disponibilità di device per utente. Le persone hanno anche iniziato a evitare luoghi pubblici e affollati secondo le disposizioni di Governi e fare a meno di una parte importante di socializzazione lasciando che questa avvenisse soltanto attraverso i social media e app di messaggisticha istantanea. 

In Cina dove il Covid19 ha acceso il primo focolaio, secondo un sondaggio YouGov di marzo 2020, l’85% degli utenti di Internet in Cina e l’83% di quelli di Hong Kong hanno dichiarato di aver evitato luoghi pubblici affollati nelle ultime due settimane. Poco più di un quarto (27%) di quelli negli Stati Uniti e il 14% nel Regno Unito ha affermato lo stesso.

Come si comunica ai tempi del Covid19?

Le comunità si sono anche mobilitate per raggiungere persone fragili e isolate e per aiutare a risolvere i problemi e supportando necessità, spesso utilizzando piattaforme di social come Facebook e WhatsApp e per creare gruppi concentrati su un determinato territorio e coordinare al meglio le attività.

In relazione a questo il “Groupourcing” è un termine derivato da “outsourcing” ed è stato utilizzato per descrivere questo fenomeno: i gruppi sui social network sono creati in base alle esigenze degli utenti stessi, anziché essere coordinati a livello centrale. Gli utenti hanno già familiarità con questi strumenti di comunicazione dei social network come Facebook (ad esempio, attraverso Messenger) e le reti di amici.

Facebook sta inoltre promuovendo nuovi modi per supportare le comunità in questo modo, come la funzione di “aiuto della comunità“. La funzione tenta un approccio simile al micro-volontariato al supporto della comunità (con un protocollo strutturato di “richiesta e risposta”); tuttavia, la community sta già utilizzando le funzioni messe a disposizione da Facebook per questo scopo in modo non strutturato e del tutto volontario.

Piattaforme come Facebook e WhatsApp consentono una rapida proliferazione di notizie filtrate, consigli, richieste di attività e supporto.

L’uso di Facebook per il coordinamento di gruppi non è privo di problemi e l’uso improprio dei dati degli utenti ha portato molti utenti a lasciare la piattaforma. Durante la pandemia da Covid19, infatti, un recente Rapporto di  Forbes ha rilevato che 6,7 milioni di persone hanno menzionato il coronavirus nella sola giornata del 28 Febbraio. In Italia la giornata del lockdown ha prodotto menzioni per 2,3milioni in Italia. Questo ha portato sia nella piattaforma Facebook che in rete a un surplus di informazioni attorno all’argomento Covid19 non sempre di origine veritiera.

Per stabilire la fiducia nei sistemi utilizzati, le piattaforme di social network di comunicazione, il dialogo dovrebbe essere aperto e trasparente, soprattutto se utilizzato con controllo centralizzato delle informazioni inserite.

Oltre tutto, la società di cyber security Check Point ha confermato che dall’inizio del 2020 sono stati registrati oltre 4.000 siti web correlati al coronavirus: di questi, il 3% era considerato malevolo e il 5% era sospetto. 

Difendersi si può:

  • prestando attenzione agli url
  • non aprendo email sospette
  • non cliccando su link inoltrati su app di messaggistica istantanea
  • non aprire file o scaricare documenti sospetti
  • non credere a tutte le news e gli aggiornamenti circa i nuovi contagi da Covid19 ma seguire solo gli organi ufficiali
  • utilizzare gli strumenti messi a disposizione dai social media
  • lasciarsi guidare da chi analizza dati 

Infine, occorre difendersi da fonti d’informazione non ufficiale seguendo solo gli aggiornamenti degli organi competenti come quello dell’Organizzazione Mondiale della Sanità , della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Protezione Civile.