Verso la scuola digitale, ma in classe la connessione è lenta

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lumaca e smartphone

La connessione veloce, a banda larga, è quasi un miraggio per le scuole italiane, come rivela il report “Educare Digitale” di Agcom. Solo l’11% degli istituti ne ha una, con notevoli differenze tra tipologie di scuole, grandezza dei plessi e sede geografica. Gli ostacoli ad una vera digitalizzazione sono essenzialmente tre: costi, burocrazia e poca spinta dal basso.

Stando agli impegni presi, anche a livello europeo, l’Italia dovrebbe garantire, entro il 2020, una connessione internet ad alta velocità (100 Mbps) in tutte le sedi della pubblica amministrazione, scuole comprese. Ad oggi, però, questo traguardo appare davvero lontano, soprattutto negli istituti scolastici. A metterlo nero su bianco è “Educare Digitale”, l’ultimo rapporto di Agcom (Autorità Garante per le Comunicazioni) dedicato al rapporto tra didattica e digitalizzazione (qui il testo completo).

Nelle scuole manca la banda ultraveloce

Fonti del MIUR certificano che il 97% delle scuole italiane ha una connessione attiva. Preso da solo, questo dato può però risultare fuorviante ed eccessivamente ottimistico. Infatti, ci sono almeno altri due elementi da considerare prima di potersi dire soddisfatti del livello “digitale” delle infrastrutture scolastiche. Il primo è il rapporto che c’è, all’interno delle scuole “connesse”, tra le classi totali e quelle raggiunte da internet. La copertura totale, infatti, si raggiunge solo in 3 istituti su 4.

Ancora più importante è il dato sulla velocità della connessione che viene messa a disposizione di docenti, studenti e personale amministrativo. Il dato, infatti, influisce molto sulle performance della rete e quindi sull’uso che se ne può fare, soprattutto quanto si parla di strutture grandi e complesse come le scuole. L’Agcom rileva una percentuale molto bassa di scuole con connessioni veloci (cioè sopra i 30 Mbps): 11,3%.

Ancora troppe differenze

Il livello di connessione veloce, già piuttosto basso, è anche poco uniforme. A fare la differenza sono: la tipologia di scuola, la grandezza dell’istituto, la posizione geografica. Negli istituti secondari di II grado, ad esempio, la banda ultraveloce è più diffusa (23%) rispetto a quelli secondari di I grado (11,2%) e alle primarie (9,4%).

Discorso analogo per i plessi più grandi, avvantaggiati rispetto a quelli piccoli. Infine, pesano anche le immancabili differenze geografiche, con il sud e il centro ad arrancare più del nord. Tra tutte le regioni, spicca l’Emilia Romagna, che con il suo 30% di scuole connesse ad alta velocità, si colloca molto al di sopra della media italiana.

Cosa frena la banda larga nelle scuole? Costi, burocrazia e poca creatività

Nel suo rapporto, l’Agcom non si limita a sottolineare i problemi della digitalizzazione delle scuole, ma prova anche a ricostruirne le cause. E ne identifica essenzialmente tre: costi alti, difficoltà tecniche e poca spinta dal basso.

Secondo lo studio, garantire ad una scuola la banda ultralarga costerebbe intorno ai 6000 euro annui, una cifra consistente che si andrebbe a sommare a tutta una serie di spese accessorie, necessarie per la manutenzione e la gestione interna. C’è poi il tema delle difficoltà tecniche e burocratiche legate alla complessità delle infrastrutture scolastiche e alla lunghezza delle catene decisionali.

Il terzo ostacolo, però, è forse quello decisivo. Dove la connessione veloce c’è, infatti, il rischio è che non venga sfruttata. Perché la costruzione delle competenze digitali nel mondo della scuola è ancora un cantiere aperto.

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Francesco Rossi
Romano di periferia, ma con un pezzo di cuore umbro (Norcia). Professionalmente nasco giornalista, con un’inspiegabile laurea in giurisprudenza. Prima carta stampata, poi radio, poi attività di ufficio stampa nel settore bancario e assicurativo. Poi il web, finalmente. E con lui il copywriting, il brand journalism e la SEO. Oggi sono un consulente per aziende, PMI e liberi professionisti. Mi occupo di ideare e implementare strategie di digital content management, con un focus specifico sul brand journalism e il SEO copywriting. Collaboro con diverse agenzie di digital marketing e lavoro per importanti realtà nazionali e internazionali di cui curo il posizionamento sui motori di ricerca.