Uno studio condotto da Assolombardia e dai maggiori sindacati italiani (Cgil, Cisl e Uil) prova a fare chiarezza sul valore che le aziende italiane riconoscono alle competenze digitali. In molti casi, possedere capacità e conoscenze 4.0 significa avere un vantaggio competitivo sugli altri lavoratori, che si traduce in guadagni migliori. Ma tutto dipende dalla capacità di investimento e di innovazione delle singole imprese.

Competenze digitali, quando pesano sullo stipendio?

Le tendenze generali del mondo del lavoro, a livello internazionale, sono chiare. In futuro ci sarà sempre più bisogno di dipendenti qualificati, mentre le attività più semplici e meccaniche saranno affidate alle macchine e ai device tecnologici. L’obiettivo di chi si appresta ad entrare nel mondo del lavoro, quindi, deve essere quello di puntare ad acquisire competenze qualificate, che gli diano un vantaggio competitivo sia nella fase di ricerca dell’impiego, sia dal punto di vista della retribuzione. Le competenze digitali rientrano pienamente in questo discorso.

Qual è, però, la situazione attuale in Italia? Quanto “pagano” le competenze digitali? I lavoratori più qualificati da questo punto di vista guadagnano davvero di più dei loro colleghi? La risposta non può essere secca e univoca. Bisogna articolare il ragionamento, come dimostra lo studio “Il lavoro a Milano”, realizzato da Assolombardia, Cgil, Cisl e Uil.

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L’identikit del lavoratore 4.0

La ricerca si preoccupa, in primo luogo, di tracciare un profilo del lavoratore 4.0, cioè in possesso di digital skill superiori rispetto ai colleghi.

L’età media, ad esempio, è più bassa: 40,4 anni contro 43,7. Rimane comunque abbastanza alta, segno che la maggior parte delle competenze digitali che oggi circolano nelle imprese italiane proviene dall’istruzione scolastica di base (con tutte le lacune del caso) o è frutto di percorsi di riqualificazione professionale.

L’altro elemento che caratterizza il lavoratore 4.0 è il livello di scolarizzazione, sensibilmente maggiore. Un dato che si spiega facilmente con la necessità di affrontare un percorso di studi più lungo per potersi qualificare meglio. Questo significa entrare nel mondo del lavoro più tardi e quindi pagare una minore anzianità (anche retributiva), rispetto ai colleghi coetanei.

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Le competenze digitali in busta paga, l’esperienza della Lombardia

Il vero nodo, però, è rappresentato dalle differenze in busta paga. Ad un primo sguardo le cifre sembrano parlare chiaro: avere competenze digitali non fa guadagnare di più. A pesare maggiormente sullo stipendio, infatti, è l’anzianità.

Nel concreto, però, la situazione è più complessa. Assolombardia ha scelto di approfondirla focalizzandosi proprio sulla sua regione di riferimento. Ed è così che emergono le novità. Se i dati sulle buste paga vengono ripuliti dall’effetto distorsivo degli anni di servizio (quindi se si ragiona “a parità di anzianità”) le skill digitali pesano e anche molto. Possono valere fino al 16% in più di retribuzione a fine mese. Di sicuro la collocazione geografica fa la differenza: in determinate aree del paese (come appunto la Lombardia) si registra una maggiore capacità innovativa delle imprese. Sono infatti le aziende più lungimiranti e solide quelle che scommettono sulle competenze digitali. E sono anche le più preparate ad affrontare le sfide del futuro.

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